La demenza si caratterizza per essere una patologia cronica e progressiva, ovvero che permane nel tempo e tende gradualmente ad aggravarsi, compromettendo le funzioni cognitive (tra cui memoria, attenzione, linguaggio, capacità di ragionamento, orientamento) ed alterando umore e comportamento della persona, fino a pregiudicarne il mantenimento della sua autonomia quotidiana.

Tuttavia, il sistema nervoso è plastico e adattabile alle modificazioni interne ed esterne, per cui mantenere un’adeguata attività cognitiva mediante una stimolazione cognitiva, individuale o di gruppo, costituisce un trattamento non farmacologico di comprovata efficacia (Behfar et al., 2023) da adoperare in affiancamento alla terapia tradizionale.

In che cosa consiste la Stimolazione Cognitiva? 

Si tratta di un intervento orientato al benessere complessivo della persona, mediante compiti finalizzati a mantenere attive le competenze residue, rallentando la progressione dei deficit dovuti alla patologia.

Durante gli incontri, individuali o in gruppo, verranno proposti esercizi di tipo carta/matita o verbali, utilizzando stimoli multimodali (visivi, sonori, grafici), modulati per difficoltà e tipologia in base al profilo cognitivo e agli interessi della persona, così da renderli sempre motivanti.

Gli esercizi utilizzati mirano a stimolare funzioni cognitive tra cui:

  1. Orientamento: personale, temporale (arco della giornata, stagionalità, distinzione tra passato e presente, eventi di vita), spaziale
  2. Attenzione: sostenuta, selettiva, alternata e divisa
  3. Memoria: a breve e lungo termine
  4. Linguaggio: sia comprensione che produzione
  5. Logica e Ragionamento: tra cui abilità di problem solving, pianificazione, astrazione

Il lavoro proposto può essere riadattato in base alle specifiche esigenze dei partecipanti.

Quali sono gli obiettivi della stimolazione cognitiva?

In generale, l’obiettivo principale è il mantenimento o il raggiungimento della miglior funzionalità cognitiva e sociale possibile, così da favorire un buon livello di qualità di vita e di benessere. Infatti, spesso, un percorso di stimolazione cognitiva favorisce la ripresa di attività quotidiane che la persona aveva abbandonato.

Rispetto ad una terapia individuale, una stimolazione cognitiva effettuata in un gruppo di persone con problematiche simili promuove esperienze gratificanti che nutrono l’autostima, consentendo così il mantenimento di una buona immagine personale. Il contesto di gruppo consente anche di contrastare la comune tendenza al progressivo isolamento, mitigando l’ansia che spesso le persone con demenza provano nei contesti sociali e che perciò tendono ad evitare. Inoltre, il gruppo offre uno spazio dove poter esprimere e condividere le preoccupazioni relative alla consapevolezza delle difficoltà presenti.

Per cui, la stimolazione cognitiva non interviene solo sulla sfera cognitiva, ma anche su quella affettiva, comportamentale e relazionale.
In tale contesto, si possono prevedere anche spazi e momenti per i caregiver, in cui condividere preoccupazioni e dubbi circa la condizione del proprio caro, ricevendo al tempo stesso informazioni utili nella sua gestione quotidiana.

Quali sono i passi da seguire?

Il deterioramento cognitivo non si presenta in tutte le persone con le stesse caratteristiche e con lo stesso livello di gravità, per cui è fondamentale conoscere preliminarmente il profilo cognitivo della persona ed il suo livello di funzionamento complessivo. In questo modo è possibile sia modulare le attività proposte, sia valutare l’eventuale inserimento in un gruppo di stimolazione cognitiva.

Per cui, i passi da svolgere sono:

  • Colloquio con il paziente e uno o più familiari di riferimento, in cui avverrà anche la raccolta anamnestica della storia di vita e clinica della persona
  • Valutazione neuropsicologica che consente l’inquadramento del profilo cognitivo della persona; inizia con il colloquio e prosegue con la somministrazione di test e prove standardizzate. La durata varia in base alle esigenze e caratteristiche cognitivo-comportamentali della persona, ma generalmente richiede minimo due incontri
  • Stesura della valutazione neuropsicologica e colloquio di restituzione, in cui verranno condivise le indicazioni terapeutiche-riabilitative più idonee per il paziente.

Quando è opportuno rivolgersi ad uno specialista?

  • Nel momento in cui è stata fatta diagnosi di deterioramento cognitivo da un neurologo
  • Nel caso di persone – generalmente più giovani – con Mild Cognitive Impairment (MCI), ovvero quella condizione in cui sono presenti deficit di una o più funzioni cognitive ma con autonomie quotidiane ancora preservate.

Inoltre, se si notano cambiamenti rilevanti nel funzionamento quotidiano del proprio caro, come ad esempio:

  • Improvvisi vuoti di memoria che riguardano informazioni importanti e consolidate della propria vita (il nome di una persona cara, il proprio indirizzo, il luogo dove si trovano oggetti di uso comune nella propria casa, la strada per recarsi al supermercato abituale, ecc.)
  • Cambiamenti importanti nella capacità di esprimersi correttamente e comprensibilmente, di mantenere il filo del discorso
  • Difficoltà nel risolvere piccoli problemi quotidiani, dal piegare e sistemare i panni al pagare le bollette.

Bibliografia

Behfar, Q., Richter, N., Kural, M., Clemens, A., Behfar, S. K., Folkerts, A. K., … & Onur, O. A. (2023). Improved connectivity and cognition due to cognitive stimulation in Alzheimer’s disease. Frontiers in aging neuroscience, 15.

 Dottor Andrea Nati 

 

Vuoi saperne di più? Scopri possiamo fare per te e per i tuoi cari

Restiamo in contatto
Nome
Cognome
Accettazione GDPR

 

 

 

× Possiamo aiutarti?