Il viso è il primo biglietto da visita attraverso cui noi esseri umani entriamo in relazione con il mondo. Esso ci permette di esprimere le nostre emozioni trasmettendole agli altri e attraverso il viso possiamo interpretare le emozioni degli altri. Il volto ci permette dunque di intuire cosa pensano o provano le altre persone e di comunicare ancor prima di parlare.

È quindi un sistema complesso che determina la nostra identità e come tale va considerato anche quando si struttura un percorso di riabilitazione dopo lesione del nervo facciale.

La paralisi del nervo facciale determina un’improvvisa paralisi dell’emivolto con interessamento sia della parte superiore che inferiore della faccia. 

La paralisi del facciale costituisce una patologia complessa che interessa tanto l’ambito neurologico tanto quello riabilitativo. Si stima che solo in Italia vengono registrati 18000 casi all’anno, senza contare le recidive.

Il nervo facciale è un nervo misto, ovvero è costituito da due fibre: una che si occupa della motricità e l’altra della sensibilità. Ciò significa che i muscoli che presiedono alla mimica facciale (come il muscolo frontale, o il muscolo orbicolare della bocca ecc.) hanno sia proprietà motorie che percettive dunque, proprio a partire da questi dati, è errato considerare la paralisi come una problematica prettamente motoria. Seguire un trattamento riabilitativo unicamente rivolto al rinforzo della muscolatura porta inevitabilmente al fallimento di tale percorso, a cui si aggiunge l’elevata possibilità di sviluppare sincinesie, ovvero la contrazione contemporanea di più gruppi muscolari che normalmente si attivano con una temporalità diversa. 

Alla luce di ciò la riabilitazione del nervo facciale deve necessariamente proporre esercizi che integrino l’aspetto sensoriale con quello motorio.

La riabilitazione Neurocognitiva propone un percorso riabilitativo che mette in relazione l’aspetto motorio e percettivo, con lo scopo di recuperare, non tanto la contrazione dei singoli muscoli quanto piuttosto la capacità di esprime emozioni attraverso il proprio viso e di riacquisire il piacere nel gustare i cibi. 

Come l’azione di sorridere e mangiare non è presente nelle singole contrazioni muscolari, così il sapore dello zucchero non esiste a livello degli atomi che lo compongono.

Dottor Andrea Nati 

 

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