Secondo il Ministero della salute, in Italia l’ictus cerebrale è la seconda causa di morte, dopo le malattie ischemiche del cuore, è responsabile del 9-10% di tutti i decessi e rappresenta la prima causa di invalidità

Ogni anno si registrano nel nostro Paese circa 90.000 ricoveri dovuti all’ictus e solo il 25% dei pazienti sopravvissuti a tale evento guarisce completamente.
Il 75% sopravvive con una qualche forma di disabilità, e di questi la metà è portatore di un deficit così grave da perdere l’autosufficienza.

Proprio per queste ragioni è necessario un intervento medico tempestivo e un intervento riabilitativo precoce e specifico che tenga conto della sede di lesione e che rispetti i tempi biologici del processo di recupero che sono differenti da soggetto a soggetto.

Alla luce di questi dati emergono due domande relative a due problemi essenziali da risolvere che condizionano fortemente la qualità del recupero dopo l’ictus cerebrale:

  1. Esiste una data di scadenza entro cui è possibile recuperare?
  2. Esiste un approccio riabilitativo più indicato per il recupero post-ictus?

Non esiste una data scadenza perché il recupero è un processo di apprendimento ed il nostro sistema nervoso non smette di apprendere dopo un ictus.

Il fenomeno della Neuroplasticità cerebrale è ormai condiviso e accettato dalla comunità scientifica. Questa meravigliosa proprietà del sistema nervoso permette di costruire nuove connessioni tra i neuroni rimasti integri in base all’esperienza che il soggetto vive con il proprio corpo. 

L’entità e la qualità delle nuove connessioni, che portano al riapprendimento di competenze andate perdute in seguito all’ictus, dipendono inevitabilmente dalla tipologia di esperienze che vengono proposte al paziente.
Questa evidenza porta con sé che esistono esperienze che portano il paziente ad apprendere comportamenti maladattativi, come la spasticità, ed esperienze che guidano il paziente verso un riapprendimento di un comportamento sensori-motorio adattabile, variabile che prende come modello il comportamento pre-lesionale.

La Riabilitazione Neurocogintiva è l’approccio alla riabilitazione post-ictus più indicato perché è l’unico approccio in Italia e nel mondo che propone esercizi:

  • calibrati sulla specifica sede di lesione cerebrale,
  • che integrano movimento, percezione e processi cognitivi,
  • che tengono conto della fase del processo di recupero biologico in cui si trova il cervello.

Gli Esercizi Neurocognitivi, a differenza di altri esercizi che mirano al rinforzo e allo stretching muscolare, guidano il paziente a riapprendere un modo evoluto di agire nell’ambiente attraverso esperienze che permetto il dialogo tra corpo e processi cognitivi.

Dottor Andrea Nati

  

Vuoi saperne di più? Scopri possiamo fare per te e per i tuoi cari

Restiamo in contatto
Nome
Cognome
Accettazione GDPR

× Possiamo aiutarti?