malattia di Parkinson appartiene alla categoria delle patologie neurodegenerative del sistema nervoso centrale ed ha dunque un decorso clinico progressivo.

Dal punto di vista neuropatologico è caratterizzata da gravi alterazioni degenerative della susbstantia nigra (pars compacta) e dei nuclei pigmentati del tronco cerebrale, con presenza di specifiche inclusioni cellulari (corpi di Lewy) nei neuroni residui.

Secondo i dati raccolti dal Ministero della Salute la malattia esordisce nella seconda metà della vita (solitamente tra i 50-60 anni). 


Più rari sono i casi che iniziano prima dei 40 anni (Parkinson giovanile). 


La frequenza è elevata: si calcola che ogni anno compaia un nuovo caso ogni 4000 abitanti e, se riferito a soggetti che hanno superato i 50 anni d’età, un nuovo caso ogni 1000. 
In Italia la prevalenza è stata indicata tra 95 e 199/100.000 in differenti studi epidemiologici, con una crescita progressiva al di sopra dei 50 anni.

La malattia è leggermente più frequente nel sesso maschile (60%) rispetto al femminile (40%).

La conseguenza della perdita di neuroni dopaminergici della sostanza nera è la riduzione di dopamina a livello striatale, principale alterazione biochimica della malattia di Parkinson.

Tuttavia, le alterazioni biochimiche che caratterizzano la malattia di Parkinson sono assai più complesse e diffuse.

Altri neurotrasmettitori (acetilcolina, noradrenalina, serotonina) risultano ridotti, seppur in minor grado e quindi, la malattia di Parkinson non può essere messa in relazione esclusivamente ad una carenza di dopamina secondaria alla degenerazione dei neuroni pigmentati della sostanza nera e del tronco encefalico, ma deve piuttosto essere considerata come una malattia complessa, caratterizzata sul piano biochimico da uno squilibrio dei rapporti tra i vari neurotrasmettitori.

L’alterato equilibrio generato da queste alterazioni di produzione, regolazione ed interazione tra i sopracitati neurotrasmettitori, influenza le capacità di comunicazione tra diverse regioni cerebrali.

In particolare si evidenzia un alterazione nei circuiti neuronali che collegano i nuclei della base con la corteccia e con il cervelletto (vie gangli-cortico-basi-cerebellari).

A livello della corteccia cerebrale risultano neuroni in degenerazione neurofibrillare nella corteccia frontale e nell’ippocampo.

Perché porre l’accento su queste connessioni tra i vari neuroni dislocati in diverse regioni del cervello?

Rispondiamo immediatamente.

Le diverse regioni cerebrali descritte assolvono ruoli diversi nella genesi del comportamento umano e in questo articolo evidenzieremo soltanto quelli che rivesto un ruolo ai fini della strutturazione di un percorso neuroriabilitativo efficace:

  • Programmazione dell’azione
  • Anticipazione e previsione dei risultati dell’azione
  • Memoria
  • Attenzione (divisa, sostenuta e selettiva)
  • Capacità di risoluzione di Problem Solving
  • Capacità di riconoscere la spazialità del proprio corpo in relazione agli oggetti inseriti nell’ambiente
  • Capacità di modulare un’organizzazione fine delle superfici esploranti (mani e piedi) per raccogliere informazioni tattili- pressorie dagli oggetti da utilizzare o modellare
  • Capacità nell’integrare informazioni provenienti da più canali sensoriali.

Nell’articolo “La riabilitazione della malattia di Parkinson” proveremo a tradurre nella pratica riabilitativa questi fondamentali contenuti teorici.

 

 Dottor Andrea Nati 

 

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