Il trauma cranico

Il trauma cranico è una condizione clinica caratterizzata da un danno all’encefalo causato da una forza fisica esterna; gli esiti variano dai più lievi ai più gravi e persistenti, ma quasi sempre si osservano deficit delle funzioni cognitive associati a problemi comportamentali che, se non adeguatamente trattati, impediscono la normale ripresa delle attività precedenti al trauma. 

Cosa succede al nostro cervello? 

A seguito di un trauma cranico si possono creare lesioni focali, cioè circoscritte ad alcune aree cerebrali, o diffuse, ovvero danni estesi generalmente responsabili di una maggior gravità del quadro clinico.

Complicanze ulteriori possono essere l’insorgenza di epilessia o di idrocefalo post-traumatici, fino ad arrivare ad alterazioni dello stato di coscienza, tra cui il coma. Tali danni trovano la loro espressione in importanti cambiamenti sul piano cognitivo, emotivo-affettivo e motorio, di cui la persona può essere più o meno consapevole. 

Le Conseguenze

Le problematiche maggiormente frequenti sono le difficoltà nel concentrarsi e nel non distrarsi, nel prestare attenzione a più cose contemporaneamente, sensazione di “rallentamento” mentale, problemi nell’imparare cose nuove e ricordare informazioni.

Inoltre, in base alla sede del danno, possono presentarsi deficit linguistici, sia della comprensione che della produzione verbale, o delle abilità visuo-spaziali tra cui il riconoscimento di oggetti o l’orientamento nello spazio. Il trauma cranico può comportare conseguenze sull’immagine che la persona ha di sé, con possibili disturbi dell’umore, tra cui ansia, depressione e irascibilità.

In alcuni casi possono avvenire dei veri e propri cambi di personalità, con temperamenti che diventano impulsivi ed esuberanti, o apatici e demotivati, di cui la persona può non essere consapevole. 

Dunque, gli esiti cognitivi e comportamentali del trauma cranico possono incidere in modo rilevante sul reinserimento nella vita quotidiana, determinando nuove difficoltà sul lavoro e nello svolgimento di attività abituali come cucinare, guidare, leggere un libro o interagire con familiari e amici. L’intervento riabilitativo, soprattutto se attuato precocemente, ha un effetto protettivo e stimolante dell’attività cerebrale, favorendo la plasticità cerebrale e quindi un miglior funzionamento cognitivo-comportamentale.

Cosa può fare il neuropsicologo 

  • Valutazione Neuropsicologica: fornisce una definizione del profilo cognitivo, delle condizioni emotive e comportamentali insorte a seguito del trauma cranico. Ciò consente di individuare le conseguenze di tali cambiamenti sulla qualità di vita della persona e del nucleo familiare, oltre che dei rapporti interpersonali. Viene posta attenzione anche sul grado di consapevolezza sui disturbi osservati e/o riferiti da terzi, fondamentale per lavorare sulla motivazione al cambiamento e all’investimento in un eventuale percorso riabilitativo. 
  • Sostegno Psicologico: le sfide e i cambiamenti post-trauma cranico che la persona deve affrontare possono necessitare un supporto psicologico che prenda in considerazione il peso e gli effetti specifici che comportano i cambiamenti neurologici subiti.

Riabilitazione Cognitiva: dopo aver individuato i punti di forza e di debolezza della persona, come anche la natura delle criticità che incontra nella vita quotidiana, è possibile strutturare e realizzare un percorso di riabilitazione delle funzioni cognitive lese e di potenziamento di quelle integre. È prevista anche l’implementazione di strategie alternative per portare a termine i propri obiettivi col maggior grado di autonomia possibile.

Dottor Andrea Nati 

 

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